Pagina:La signora dalle camelie.djvu/46

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Duvernoy. Lasciate fare a me, e voi ricordatevi della vostra promessa. A momenti il signor Armando sarà qui. (esce)

SCENA NONA


Margherita sola.


(Gettandosi su d’una poltrona) Dio! Dio mio; questa calma che io ho voluto serbare dinanzi al conte... alla signora Duvernoy... questa forza che io faceva a me stessa per sembrar tranquilla, oh! io lo sentivo bene che mi spezzava il cuore... eppure non ho avuto il coraggio di dirgli: Sì, Armando, io attendo un uomo, un uomo al quale mi rivolgo per avere del denaro.... ma quegli non è un mio amante, è un creditore!.. (si volge) Ah! è lui!

SCENA DECIMA


Armando e detta, poi Nanetta.


Armando. (gettandosi ai piedi di Margherita) Margherita!...

Margherita. (con calma affettata e senza guardarlo) Chi volete voi?

Armando. Voglio che mi perdonate.

Margherita. Non lo meritate. (movimento d’Armando; essa si alza) Ammetto che siate geloso e che abbiate avuto il diritto di scrivermi come un uomo ferito nell’amor proprio, ma non già una lettera ironica ed impertinente. Non lo crederete, signor Duval, ma io ho sofferto.. e molto sofferto!

Armando. Ed io, Margherita, io che avrei dato metà del mio sangue per non avervela scritta!