Pagina:La vite, l'acquavite e la vita dell'operaio.djvu/44

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44 la vite, l'acquavite


tacolo sì triste ed umiliante non abbiamo da contrapporre un’immagine di bene, che ne riconsoli e ne conforti di buona speranza per le sorti avvenire del nostro popolo?

41. Sì, miei cari e buoni operai. Il pensiero mi vola in questo momento ad un modesto, ma lindo e grazioso palazzetto, dalle verdi persiane, situato in una parte remota e tranquilla di Siena. Guarda con la sua fronte a ponente, ed ha dinanzi un vasto giardino, il più vasto credo di quanti ne abbia questa città. Di là l'occhio spazia da presso su’deliziosi colli di Marciano, di Belcaro, di Monistero, festanti di ville, di vigne e d’oliveti, a cui tengono dietro più lontano le selvose pendici della Montagnola, e nell’ultimo orizzonte le ardue cime di Gerfalco e di Montieri.

A queste scene vaghissime di natura si mescolano mirabili aspetti dell’arte senese; poiché volgendo l’occhio a destra, tu vedi drizzarsi sopra i tetti e campeggiare nell’azzurro del cielo, candide e leggiere le cuspidi e le guglie del vicino Duomo, e a cavaliere di Fontebranda su ripido