Pagina:La vite, l'acquavite e la vita dell'operaio.djvu/48

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48 la vite, l’acquavite

Ma quando ripenso che in tempo di peste o di cholera, sotto quelle cappe nere, e il popolano e il ricco, e l’uomo divoto e il giovane galante, e il liberale e quello no, facevano a gara a portare i cholerosi al Lazzaretto e i cadaveri al cimitero, mentre altrove gli uomini scappano o imbestiano, o si giunge appena con grandi dispendii a improvvisare dei monatti sudici e feroci; quando ripenso che, spogliati delle cappe nere, si mettevano a servire ed assistere per le case coloro che, non volevano abbandonare il tetto paterno; quando ripenso che coteste cappe nere mi corrono di fitto inverno alla campagna, sotto la pioggia e la neve , di giorno e di notte, a raccogliere chiunque cade colpito da qualche grave disgrazia o malore; quando ripenso ai molti malati poveri, sovvenuti da coteste cappe nere di medicinali, di ristorativi, di biancherie, d’assistenti: quando ripenso che a cotesti visi coperti è venuta in mente l’idea altamente civile, santamente democratica, d’aprire un ricovero all’operaio vecchio, impotente ed onesto, oh allora dimentico il taglio e il colore della veste, per benedire di gran