Pagina:La zecca di scio.djvu/33

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qualunque provento, sia di Scio che delle due Focee ed isole adiacenti, doveva restare in tutto utile ai maonesi.

Passati ancora non erano sette anni che Genova, per poter sopperire alle enormi spese della guerra che sosteneva contro Venezia, cedè li 16 marzo 13801 per L. 100,000 al banco di S. Giorgio, con altre rendite, i suoi diritti sopra quanto annualmente doveano pagarle i Giustiniani, e continuando sempre maggiori le sue strettezze, senza aspettare l’epoca sopra convenuta pel termine stabilito, li 28 giugno 13852 rinnovò cogli stessi l’appalto di Scio, però coll’obbligo di pagare in due rate L. 25,000 e di aumentare l’annuo tributo di L. 2,500, e ciò mediante venne esso prolungato sino al 21 novembre 1416 coi due susseguenti anni pel riscatto. Questo termine fu poi li 11 marzo 14133 di nuovo protratto, mediante l’offerta di L. 18,000 e la solita annua retribuzione, sino alli 21 novembre 1476. In quest’anno si riconfermò l’appalto sino alli 16 novembre 1507, e per un biennio ancora, e finalmente anche per compensare la Maona delle grandi spese cui aveva dovuto sottostare per la difesa dell’isola in forza delle antecedenti convenzioni, se gliene lasciò il possesso sino allo stesso giorno del 1542.

Dopo però che Genova, riacquistando la libertà, ebbe nel 1528 riformato il suo governo, e che aprendosi il libro d’oro della nobiltà la maggior parte dei maonesi vi venne inscritta4, dal governo si rinunziò a qualunque diritto potesse avere sopra quanto ancora la Maona possedeva in Levante mediante l’annuo censo di L. 25,000, e così le rimase la total signoria di Scio sino a che ne venne spogliata dai Turchi.

  1. Archivio di S. Giorgio in Genova. Liber magnus contractuum.
  2. Liber iurium. Tomus II, col. 1016.
  3. Codice Giustiniano. Libro I. M. S. nell’Archivio generale del regno.
  4. «Prima di tal epoca i membri di quest’albergo non erano ascritti alla nobiltà, e se Francesco Giustiniani Campi fu conte palatino, ebbe tal titolo personale nel 1413 dall’imperatore Sigismondo; e siccome possedevano essi sulla seconda metà del secolo XV case nella contrada della Chiavica, nella quale stava una loro loggia ed aveva stanza il loro albergo in quella di Malcantone e della Croce di Caneto, come risulta dalle Pandette Richeriane, libro fasciato di cartina, così fra le famiglie popolane dovettero esser stati ascritti alle compagne Plateae longae e Machagnanae, che comprendevano tali Conestagie ossia contrade popolari, secondo l’estratto di un registro del 1471, riportato dal preclaro cav. Luigi Belgrano a pagina 252 dei Documenti inediti riguardanti le due crociate di San Ludovico IX re di Francia. Genova, in corso di stampa.»