Pagina:La zecca di scio.djvu/44

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E siccome parlando di esse sempre avremo a calcolarle mettendo per base il mezzo perpero o bisante bianco, così notiamo che bisante 1 = 12 milliaresi = 24 caratti = 96 tornesi piccoli = 384 folleri o stanmini.

Passando alle altre che più si apprezzavano sui mercati dell’impero, e che o erano emesse dalle zecche dei crociati, o provenivano quasi esclusivamente dall’Italia, esse erano i fiorini d’oro, i grossi veneti, i tornesi piccoli e indi i gigliati. La più importante era il fiorino d’oro, fosse esso al conio di Firenze, di Genova o di Venezia, che appena comparve in Levante subito venne grandemente ricercato, e specialmente il veneto, conosciuto in causa della sua leggenda col nome di ducato, e che ancora pochi anni fa era in Oriente molto apprezzato. Esso, come abbiam veduto, nei primi anni del 1300 equivaleva a due bisanti bianchi.

Tra le monete d’argento le prime che comparvero in Grecia nei tempi di mezzo furono i grossi di Venezia detti matapani, dei quali il Pegolotti scrisse che 12 ½ a 13, sempre inteso secondo il cambio, ne abbisognavano per un perpero, e che dividevansi in otto tornesi piccoli.

Secondo Martino da Canal1 vissuto sulla metà del XIII secolo, furono tali grossi fatti coniare dal doge Enrico Dandolo per la paga dei carpentieri che lavoravano a preparare la flotta, la quale nel 1203 portò i crociati i Grecia, stantechè l’altra moneta era troppo minuta, ma invece ben altre superiori ragioni devono aver indotto ad introdurre tale novità nella moneta. Tutti conoscono che quel governo, nel mentre che apparentemente si disponeva a concorrere per riconquistare i luoghi santi sui Saraceni, aveva intenzione di servirsi dell’opera dei cavalieri franchi per occupare l’impero greco col quale aveva ruggine, ed a tal impresa preparandosi, pensò di far battere una moneta che alla imperiale d’argento nel tipo e legge s’avvicinase, la quale così vi sarebbe stata più facilmente ricevuta nelle minute contrattazioni con quella facilmente confondendosi, e non saremmo lontani dal credere quanto da taluni fu scritto, che, giunta la flotta veneta al capo Matapane in Morea e fermatavisi, il doge aspettasse ivi a distribuire i nuovi grossi, per il che dal sito il nome prendessero.


  1. Cronaca veneta — Archivio storico italiano. T. VIII, pag. 320,