Pagina:La zecca di scio.djvu/50

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MAONESI.


Caduta di nuovo nel 1329 l’isola sotto l’impero dei Greci, ignoriamo se vi abbiano conservato la zecca; imperciocché, siccome in questi tempi non usavasi più di segnare le monete bizantine colle iniziali dei nomi delle città nelle quali si battevano, quando non ne varia il tipo è impossibile distinguere da quale officina siano esse uscite, meno che abbiano un qualche special contrassegno, che però sinora in nessuna si è scoperto.

Restando adunque inutile qualunque ricerca circa questa zecca in quegli anni, passiamo a trattare delle monete che vi furono coniate durante il dominio che ebbe in Scio la società dei Genovesi conosciuta sotto il nome di Maona.

Abbiamo già detto che Simon Vignoso con una flotta allestita da vari armatori suoi compaesani si era impadronito di quest’isola, e che mediante una convenzione, fatta col comune di Genova li 26 febbraio 1347, loro ne era rimasto il totale possesso sotto l’alta sovranità della comune patria. In tal atto abbiamo notato che anche si era venuto a patti per l’affare della zecca e che si era convenuto che al podestà fesse lasciato libero di fissare l’impronto, peso e bontà delle monete che si avessero a coniare, purché su da esse si conservassero, le stesse parole che leggevansi sulle genovesi, cioè Dux Ianuensium e Conradus Rex. Siccome però il comune era essenzialmente retto da cittadini, qual più qual meno, tutti commercianti, i quali perciò comprendevano di quanto grande importanza fosse il poter essere sicuri della bontà delle monete che si emettevano, perciò si ordinò che i maonesi per la loro zecca in Genova avessero a prendere un buon saggiatore, e questa prescrizione venne rinnovata nell’anno 1373.

Non consta se il Vignoso rimasto nell’isola alla testa dell’amministrazione della società vi abbia subito fatto lavorare la zecca, oppure se alcun tempo ancora la lasciasse inoperosa; tuttavia stando alle parole della convenzione del 1347, cioè che sulle monete dovessero essere literae monetae ianuensis et figurae ut deliberabitur per potestatem, ed all’altra del 1373, che esse fossero cum literis et figuris monetae Ianuae, vel cum signis domini ducis Ianuae, non possiamo a meno di attribuire a questi anni, e dire