Pagina:La zecca di scio.djvu/65

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marzo ed 8 giugno1 dello stesso anno e pure rogati nell’anzidetta città, i ducati larghi sono detti valere soldi 55 di moneta corrente, che, calcolata, come sopra si disse, per un quarto di più della buona, equivalgono a soldi 44 buoni, e vedesi che quello di Scio a soldi 35 stava al largo di soldi 44 poco presso nella proporzione dei ducati come sono citati nel decreto del 1479, nel quale quello è tassato a caratti 68 e questo a 80.

I rettori della Maona residenti in Scio, parte per troppa cupidigia di guadagno, parte anche per sopperire alle gravi spese che necessitava la difesa dell’isola contro le continue minaccie dei Turchi come già abbiamo veduto, non solamente avevano alterato le monete d’oro e di argento, ma avevano persino avuto ricorso alla battitura di una moneta affatto falsa, poichè essendo emessa come contenente una certa quantità d’argento, era intieramente di rame.

Tal novità essendo causa di non lieve danno ai commercianti che frequentavano i mercati dell’isola, il governo genovese ordinò li 7 luglio 14842 che fra quindici giorni dovesse essa esser tutta ritirata, mettendo perciò a disposizione di quel podestà la somma di tremila ducati larghi, e prescrivendo che a quelli i quali la portassero in zecca si soddisfacesse o in tale specie di ducati calcolandoli denari 780 caduno, oppure in caratti di Scio in ragione di denari 6 il caratto. Ora da questo conosciamo che il ducato largo era pell’isola tassato a soldi 65, cioè, meno una frazione impossibile ad evitarsi pel diverso rapporto che esisteva fra le monete di Scio e quelle di Genova, allo stesso corso che vediamo avere in questa città nel 15103, e che il caratto equivaleva a sei denari di questa moneta.

La determinazione sopraccitata delli 7 luglio 1484 non dovette produrre tutto l’effetto che se n’aspettava, poichè troviamo che poco tempo dopo lagnanze per causa di tal moneta vennero nuovamente sporte ai rettori del comune, dicendo che qualora il volessero qualunque mercante con 5 a 6000 caratti tutta la avrebbe potuta ritirare; per il che il doge con decreto delli

  1. Pandette Richeriane. Libro fasciato in cartina, pag. 256 e 259.
  2. Archivio di Stato in Torino. Diversorum all’anno 1484.
  3. GandolfiDella moneta antica di Genova. Vol. II, pag. 262.