Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/185

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CAPO IX.


Fedone.


I. Fedone da Elea, di famiglia illustre, fu preso, in un colla patria, e forzato a starsi su di un bordello. Ma egli ne chiudeva la porticina, e si recava da Socrate: fino a che per eccitamento di questo fu riscattato da Alcibiade o da Critone. D’allora in poi si mise liberamente a filosofare. — Geronimo nel libro Del tener sospeso il giudizio, toccando di lui, dice che era schiavo.

II. I dialoghi ch’ei scrisse sono: Zopiro; Simone — veramente suoi. — Nicia — dubbioso. — Medo — che alcuni dicono di Eschine, alcuni di Polieno. — Antimaco o i Vecchi, di cui pure si dubita. — I discorsi scitici — e questi anche si attribuiscono da taluno ad Eschine.

III. Fedone ebbe a successore Plistane, da Elea; e dopo di questi furono terzi, Menedemo eretriese ed Asclepiade fliasio, provenienti da Stilpone; e fino a costoro sono appellati Eliaci; da Menedemo poi Eretrici, del quale terremo discorso in progresso, perchè fu anch’egli institutore di setta.