Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/268

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platone. 233

Senofonte non gli fosse benevolo, poichè quasi per gara scrissero le stesse cose: il Convito, l’Apologia di Socrate, i Commentarii morali; quindi la Repubblica quegli, questi l’Educazione di Ciro; e Platone, nelle Leggi afferma essere finta quella Educazione, perchè tale Ciro non era; ed entrambi parlando di Socrate, non mai fa menzione l’uno dell’altro, fuorchè Senofonte di Platone nel terzo dei Commentarii. — Si rapporta che Antistene, volendo leggere qualche suo scritto, invitò Platone ad essere presente; che chiestogli questi che cosa fosse per recitare, gli rispose: Del non doversi contraddire; e che soggiugnendo Platone, Come adunque tu di ciò stesso tratti? accorgendosi di essere aggirato, scrisse un dialogo contro Platone che intitolò Satone. Per questo continuarono di avere tra loro malevolenza. E si racconta che anche Socrate udito Platone recitare il Liside: Per Ercole, sclamò, quante menzogne racconta di me questo giovine. Chè per verità non poche cose, cui Socrate non disse, scrive costui. — Platone fu avverso anche ad Aristippo. Il perchè nel dialogo dell’Anima gli dice, riprendendolo, che non era vicino a Socrate quando morì, sebbene fosse in Egina e da presso. Anche aveva non so qual gelosia per Eschine, che, come affermano, essendo esso pure avuto in considerazione da Dionisio, presso il quale venne per bisogno, da Platone era dispregiato, commendalo da Aristippo. E i discorsi i quali attribuisce a Critone, fatti nel carcere per consigliare la fuga, afferma Idomeneo essere di Eschine, ma a quello averli attribuiti Platone