Pagina:Landi - Vita di Esopo, 1805.djvu/284

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270 D I   E S O P O

E l’Aquila disse a chi si assomigliavano ed ei rispose: A me. Onde tutti gli altri Ucelli ne risero insieme l’Aquila.

Sentenza della favola.

La favola dinota, che a tutti i lor figliuoli pajono belli, benchè siano bruttissimi.


Dell’Asino, e del Porco. 337.


L’Asino aveva invidia al Porco, perchè egli portava ogni dì la soma, ed il Porco non faceva mai niente, ma tutto il giorno mangiava per ingrassarsi. Avvenne, che il Padrone volle ammazzare il Porco, e l’Asino stava vedere quando lo menavano al macello, e quando lo vide scannato, e fattone pezzi, disse tra se medesimo: Ecco che fine hanno le carezze fattegli dal Padrone, adunque è meglio esser Asino, che Porco, e restò contento della sua sorte.

Sentenza della favola.

La favola significa, che a quelli, che pajono felici, non dovemo aver invidia alle volte la felicità è piena di miserie.


Di un Marito, e la Moglie. 338.


Un Marito avendo comprati alcuni Tordi, disse alla Moglie: Cuoci questi Tordi; ed ella rispose: Non son Tordi, son Merli; ed il Marito disse: Son Tordi; ed ella diceva, son Merli, e così contendendo, il Marito sdegnato la percosse fortemente. L’anno seguente in quel medesimo giorno, disse la Moglie. Oggi finisce l’anno nel quale mi battesti per quelli maledetti Merli; ed il Marito disse, furono Tordi; ed ella contrastava, furono Merli, per il che egli di nuovo la percosse. Il seguente anno gli avvenne il si-