Pagina:Landi - Vita di Esopo, 1805.djvu/37

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D I   E S O P O 23

primo incomodo è, che se io facessi quì dimora; il Sole distemperarebbemi il cervello, e l’altro è, ch’il gran calore della terra m’abbruscierebbe i piedi, ed il terzo è, che il gran fetore dell’orina offenderebbemi l’odorato.


C A P I T O L O   XIV.

COmmendò molto Esopo la prudenza del suo Padrone; il quale giunto a casa non volle, che Esopo allora entrasse, perciocchè essendo moglie sua delicata, ambiziosa, e schifa, parevagli che non dovesse tanta bruttezza a lei sì tosto palesare, se prima con qualche facezia, accompagnata con piacevoli parole lei non avesse addolcito, ed acconcio lo stomaco suo. Egli adunque entrato alla mogliera, disse: Or lodato sia Iddio, che tu Consorte cara per l’avvenire mi rimprovererai li servigj delle tue fanti, e donzelle, conciosiachè uno schiavo al mio servigio ho comperato, il quale nè più bello, nè più disposto, nè più gentile si potrebbe vedere giammai: chiamasi Esopo, e sta qui fuori della porta. Le serventi a queste parole avevano le orecchie dirizzate, credendo ciò esser vero, e fra loro contendevano, quale di loro sarebbe la sua innamorata, e sposa. La moglie di Xanto, che forse, anch’ella vi faceva disegno, come, che le cose belle, a tutti piacciano, venne in gran desiderio di vederlo, e rispondendo al marito, disse; Se comperato hai questo tuo schiavo, perchè non lo fai tu entrare, mentre molto caro mi è che t’abbi procacciato persona, che ti serva, acciochè le mie fantesche non siano ogn’ora da te chiamate a ser-