Pagina:Lando - Paradossi, (1544).djvu/107

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DE PARADOSSI 50

siderava egli morire, per essere con Giesu Christo? et noi per commettere mille eccessi, per aggiugnere sempre colpe a' colpe, diverremo della mortal vita tutta via piu volunterosi? Ezechia desiderava la morte, per godere delle bellezze del cielo, et noi pazzi la vita bramaremo per aviluparsi tutta via nelle brutezze del mondo? Simeone anchora (quel giusto et santo vecchio) di buon cuore bramolla, et noi cechi, senza giuditio, privi in tutto di discorso, l'odiaremo et mal ne diremo? Non mi penso gia io che senza cagione da Romani fusse detta L E T U M, anzi perciò credo che detta ne fusse, perche lieti, et contenti ne fa, benche alcuni affumati grammaticucci dichino essere per antifrasi, o'ignoranti noi, poi che non conosciamo benefitii tanto singolari. Eh che alegrezza? che consolatione habbiamo noi in questa misera vita? qualunque piu longamente campa non vede egli et sente sempre cose di affanno, piu tosto che di gioia? non è la vecchiezza l'istesso morbo? non sono e' vecchi vivi cadaveri con e' suoi catarri? Essortandoci la scrittura divina al spesso ramemorare l'hora del morire se dalle male opre, et sconci fatti, guardare ci vogliamo. Hor da voi stessi pensar potete che se la sola memoria ne fa si certo et util beneficio che fare debba la istessa morte? Sottogiugnero volentieri le formate parole della scrittura, accio che altri non pensi che me le sogni MEMORARE NOVISSIMA G ii