Pagina:Lando - Paradossi, (1544).djvu/41

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DE PARADOSSI 17

quanto ne pate. Io pur mi maraviglio, che se tali sono ch'esser possano a vecchi di diletto, et a giovani d'ornamento, come possibil sia che al meno gli ingordi frati non le vadino chiedendo per l'amor d'Iddio. Io non posso in paese veruno trovare persona savia, che l'ami, o con diligentia cerchi, salvo qualche mal avvisato, niente presago de futuri danni, soggetto di sciagure, et bersaglio di afflittioni, il che, se piu chiaro veder volete, considerate che quando il fanciullo incomincia ad imparare lettere, subito per delettevole ogetto, se gli appresenta avanti li occhi la croce, vedete che bel principio si fa, poi che dalla croce s'incomincia, e che si po altro sperare nel mezo et nella fine, che poverta, stenti angoscie, cordogli, et dolorosa morte? si come quasi de tutti e literati aviene. Vedete (vi prego) il fine di Socrate di veleno morto per commandamento del magistrato, similmente quel di Anasagora che pur e di veneno, quel di Talete che mori di sete, riducetive a memoria la morte di Zenone per commandamento di Falaride tiranno, riducetive a memoria il povero Anasarco, con vari tormenti per voler di Nicocreonte spento, Archimede filosofo et matematico singolare, fu ucciso da soldati di Marcello, Pitagora con sessanta discepoli fu amazzato, Platone fu venduto per schiavo da Dionigi, per ricompensa delle sue fatiche, Anacarsi mori di morte repentina, Diodoro cre C