Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/142

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CINO DA PISTOIA

Ma, benché fusser belli, io dubitai;
Sì che a morte ciascun di lor piagai.30
     Sì com’io li feri’, senti’ ’l dolore
In ciascun membro; che io fui lor segno,
E quelli furon più forti che ’n prima.
Io perdei in parte ed acquistai valore,
E ricopri’, com’io seppi, il disdegno35
De’ falsi colpi che io trassi di scrima.
Ma, com’io entrai ’n cima
D’un colle, vidi sette in un venire
Ver me con tanto ardire
Che più dir non si può, con sette donne:40
Eran vestite in gonne.
Egli splendenti, et elle nere et perse.
Con faccie assai diverse;
E, più che d’arco strai, ciascun venia
Per riserrarmi dinanzi la via.45
     Pugnar mi convenìa con quelle e questi,
Spettar nel campo e far come chintana.
S’io non volea di subito morire.
Allor si fenno li miei pensier tristi
Per speme di campar che era lontana,50
Sì ch’io non potea omai più sofferire:
Non mi valse il cherire
Mercede allor, che non mi percotesse;
Convenìa pur che io stesse
A sofferir gli colpi dispietati55
Che da lor m’eran dati.
Et io mirando in capo della strada
Vidi con una spada
Star una donna con sembianze grame,
E tutte sue parole eran di fame.60
     Centuplicommi la paura al core
Lo andar vèr quella donna sì spietata,
E lo retrogradar che m’era tolto:
Sì che io divenni come l'uom che more;
La carne mi si feo tutta gelata,65
E ’l sudor fosco m’uscìa per lo volto.
Benché una voce molto
Mi confortasse che nel cor udìa,


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