Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/23

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DISCORSO PRELIMINARE

Digesto vecchio. Ma per onori e per utili non dimenticò la sua città; dove a questi anni tornò, ed esercitovvi diritti e officii civili. Nel settembre del 19, rimpatriato forse all’occasione delle vacanze universitarie, era con altri sette cittadini deputato dal comune di Pistoia a prender possesso del castello di Torri venduto dai conti del Mangone. Estratto gonfaloniere nel 34, non risiedè, obbligandolo l’ufficio dell’insegnamento a stare in Firenze. Ma era in Pistoia nel 36; e ai 23 di decembre fe testamento a pro del nipote (Mino figliuol suo, favoreggiatore della signoria ghibellina di Castruccio nel 1326, eragli premorto). E su gli ultimi di quell’anno o ne’ primi del seguente passò di questa vita: conservandosi negli archivi di Pistoia uno inventario ch’io Schiatta oe fatto de beni che m. cino lasciò a franciescho di mino suo nepote sotto i 28 di gennaio 1337; e sotto gli 11 febbraio dello stesso anno una allogagione... fatta da Messer Giovanni Charlini e da Schiatta al Maestro Cellino chellavora in san Giovanni ritondo d’uno allavello di marmo senese, e a Siena si de lavorare, per la sepoltura di m. Cino, bello e magnifico,... cholle fighure che siemo in concordia. E de avere Cellino soprascritto, per fattura di questo allavello, in tutto essendo compiuto a tutte sue spesse e posto alto neluogho chedè ordinato, fiorini novanta doro. Fu sepolto, com’ei volle, nella cattedrale di Pistoia, sotto un altare eretto dal vescovo Sinibuldi suo zio: ritrovate nel 1624, scavandosi per far altro altare nel medesimo luogo, le ossa, furono ad cenothaphium suum recollecta, come si legge nella iscrizione poco sopra dal pavimento. Il cenotafio collocatogli nella cattedrale ha un bassorilievo che lo figura leggente in cattedra nel costume del tempo fra due ale di scolari: in uno de’ quali s’imaginò veder Bartolo, in altro, contro le testimonianze della storia, il Petrarca: presso gli scolari appoggiata e quasi nascosta gentilmente dietro una colonna si vede una figura di donna, nella quale il Ciampi inchina a riconoscere madonna Selvaggia. Si potrebbe credere la poesia che con furtiva modestia si affaccia fra gli studii del Codice al giureconsulto. E v’è, per la eleganza dello stile e per la forma delle let-



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