Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/235

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RIME

E d’esser credi grande, disservendo
112Quel gran poder ch’io nel mio dir prendo;
     Torrattisi da lato un molto antico,
Sanza parlarti, e faratti ripresa
Colle viste e cogli atti, come amico,
116E faratti partir dalla contesa,
Ed umil ti farà più ch’i’ non dico
Con tuo volere e con picciol’offesa;
Poscia arai pace grandezza e onore
120Così com’alcun altro gran signore.
     O re Filippo, che la Francia guidi
E pur con negligenza ti sostieni,
Tanto della potenza tua ti fidi
124E sì del padre che per minor tieni;
De’ leopardi d’Inghilterra ridi,
E fagli nel pensier di viltà pieni;
Pace non vuo’, la qual ti fu prof erta,
128Finche non vedi tua possa diserta;
     Tu farai dormendo un aspro sogno,
No ’l crederai, che fìe verificato:
Li tuo’ borghesi nel maggior bisogno
132Tu gli vedrai averti abbandonato:
Un disleal trattato, il ver ti pogno,
Doppio ti leverà d’un grande stato;
E tu ti cruccerai come mastino:
136Qui lascierai la pelle: o te tapino!
     Or, Adoardo re dell’Inghilterra,
Che per ragion dimandi il gran reame
E vuoi pigliarlo per forza di guerra,
140Perc’hai d’aver grandezza una gran fame
Con intenzion di far alcuna terra
Rimaner molte genti triste e grame:
Così suggelli con reame doppio
144E fai ogn’inimico pien di loppio;
     Tu ti leverai da un forte passo
Per forza d’arme e riceverai danno,
Non che però per questo vadi in basso;
148Ma poi seguiterai que’ che più sanno:
Di gente grande, di pecunia grasso,
Vorrai aiuto; ed egli ti daranno:


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Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV.

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