Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
FRATE STOPPA

Ed a più altri con tua falsa legge,
232La qual segue il mal sangue che ti regge
     O Lombardìa affannata di tiranni,
Sotto qua’ se’ per invidia venuta;
Tu credi riparare a questi affanni
236Per esser dentro di guerra fronduta;
E credi viver sotto gli altrui danni.
Benchè tu se’ da’ tuoi troppo premuta;
E se’ vivuta in isperanza tanto,
240Ch’ogni guerra ti pare un dolce canto.
     In te si levan duo feroci cani
Con molti catellini in compagnia,
Che si percoteranno colle mani
244Si che per l’un sarà l’impresa ria;
E quel perdente con più altri strani
Intrerà sotto nuova signoria,
Che i gran Lombardi terrà sotto l’ala:
248E gli ultimi saran que’ della Scala.
     Toscana ricca, a te par aver fatto
Assai, che a pace tutta se’ recata,
Legata insieme d’un secreto patto.
252Non fermo: ma pur ti se’ avvisata
Di riparare a qual fusse sì nnatto
Che con forza volesse fare intrata
In te per torre il popolare stato.
256Lo quale a molti è già caro costato.
     La morte di due uomini attempati
Manderà la Toscana sotto sopra.
E molti, di lor terre fuori stati
260Gran tempo, potran dare a tornar opra.
Mutando alcuna città gli suoi stati;
Per quel la vita di color si sciopra;
Poscia vien della Magna un forestiero
264Signor, che la porrà ’n stato sincero.
     Nelle qua’ tutte sopraddette cose
Si faran sette battaglie di campo.
Le tre faranno l’erbe sanguinose.
268Quando si vederà più verde il campo;
L’altre quattro saran pericolose,
E d’esser presi più che dello scampo:


—232—