Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/310

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GIOVANNI BOCCACCI

XXVI

PROSOPOPEA DI DANTE


     Dante Alighieri son, Minerva oscura
D’intelligenza e d’arte, nel cui ingegno
L’eleganza materna aggiunse al segno
4Che si tien gran miracol di natura.
     L’alta mia fantasìa pronta e sicura
Passò il tartareo e poi ’l celeste regno,
E ’l nobil mio volume feci degno
8Di temporal e spirital lettura.
     Fiorenza glorïosa ebbi per madre
Anzi matrigna a me pietoso figlio,
11Colpa di lingue scellerate e ladre.
     Ravenna fummi albergo nel mio esigilo;
Et ella ha il corpo, e l’alma il sommo Padre
14Presso cui invidia non vince consiglio.




XXVII

ARGUMENTI IN TERZA RIMA


Argumento all’«Inferno»


     Nel mezzo del camin di nostra vita
Smarrito in una valle l’aütore,
3Era sua via da tre bestie impedita.
     Virgilio, dei latin poeti onore,
Da Beatrice gli apparve mandato
6Liberator del periglioso errore.
     Dal qual poi che aperto fu mostrato
A lui di sua venuta la cagione
9E ’l tramortito spirto suscitato,


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