Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/351

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RIME

     De’ qua’ chi l’ode o chi la vede appaga.
E quando va per via cogli occhi bassi
E misurati passi,
108D’ogni parte a vederla gente corre.
     E persona non è che sappia apporre
O riprender suo’ atti o suo’ sembianti:
D’un voler tutti quanti,
112Ciascheduno per sè che ne ragiona,
     Dicon ch’ell’è d’ogni beltà corona;
E rendon grazie a Dio con mente pura
Che creò così bella creatura.




II


Incomincia una morale che racconta le bellezze che vuole avere una donna.

     L’alta virtù di quel collegio santo
Che adorna di Parnasso il sacro monte
Con quella illustre fronte
4Che fa versificando a molti onore,
     Spiri per grazia in me tanto valore,
Ch’i’ possa con be’ versi dire in rima
Le gran bellezze prima
8E poi l’alta virtù di quella a ch’io
     Mi son per servo dato, e nel cor mio
Non tengo altro pensier se non far cosa
Che a lei sia dilettosa,
12E son più suo che non son di me stesso.
     E per trattar di quel ch’i’ ho promesso,
Comincio a’ crespi suo’ biondi capelli
Lucenti sì che a quelli
16D’Apollo hanno la fama e ’l nome tolto.
     E nella sommità del suo bel volto,
Che fa ciascun che ’l guarda innamorare,
Si vede a punto stare
20L’alta lucente e spaziosa testa;


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