Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/363

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RIME

Nell’acqua dormirei sovra la schiuma:
Così diviene a chi teco costuma:
Ond’io per me t’accetto e vo’ per donna
Di me, vita e colonna;
90Po’ che teco sto sano e gaglïardo,
A Dio servendo sotto san Bernardo.
     Muovi, canzone, vanne a frate Duccio,
Povero frate di Montuliveto,
Che tutto quanto lieto
95Vive con quella di cu’ io ragiono;
E raccomandagli Antonio di Puccio
A cui ha fatto fare il tuo dicreto,
E ’n palese e ’n secreto
Gli di’ che ’n tutto al suo servigio sono;
100Poi gli reca alla mente il magno dono
Che mi promise, quand’ebbe pietate
Di mia avversitate;
Ch’i’ ho tal fede in sua orazïone,
Ch’i’ spero migliorar mia condizione.


(Dalla cit. Miscellanea di cose inedite o rare per F. Corazzini.)




XII


     Dante Alighier nella sua Commedìa
Narra d’un fiume che si chiama Lete;
Del qual qualunque si togliea la sete,
4Ogni suo fatto di mente gli uscìa.
     Dimenticava amore e compagnia
E le cose palesi e le secrete;
Perchè quell’acqua gli facea parete
8Alla memoria ed alla fantasìa.
     Così color che salgono agli uffici
Paiono inebriati di quel fiume,
11Dimenticando parenti ed amici;


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Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV.

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