Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/395

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RIME

Ciascun nel pianto dicendo — Omè, dove
60Per nostra colpa abbiamo agli occhi il velo? —
Bramando ognuno d’uscir del suo telo
E salir nell’empireo fra le stelle
Per veder questo fra l’anime belle.
E forse v’è alcun che ’n versi scrisse
65Che piange, che non fe mentre che visse
Tanto che andasse subito al suo loco
Senza provare il foco.
Così riprendon lor nell’altrui loda,
Vaghi degli ultimi anni per mutarsi
70Da quella a miglior proda:
E molti priegan che chi vive prieghi
Sì che ’l Signore a lor desìo si pieghi.
     Al pianto de’ dannati l’aspre strida
Aggiunte sono, al men da quella parte
75Dov’è chi diede lume et a sè il tolse.
Con alte voci Virgilio ti grida
— O fratel mïo, da te mi diparte
Sol ch’io non fui po’ che Dio nascer volse. —
Omero Ovidio Orazio si raccolse,
80Lucano ed altri, a far grave lamento.
Dicendo — Messi siamo a tal tormento,
Che non sentimmo la diritta fede:
Per questo mai nessun veder ti crede. —
Così piangeva altrove maggior turba:
85Aristotil si turba,
Socrate Plato e Tullio ad una voce
— Niente sappiam, credemmo saper tutto.
E quel che più ci nuoce
È non poter veder questo tesauro
90Che vide tanto sotto il verde lauro. —
     Averrois a tal rumor si mosse
Dicendo — Lasso!, che mi valse il tempo
Nel qual disposi il gran comento mio,
Che non credea che altro già mai fosse
95Che vedessi quant’io tardi e per tempo?
Or veggio ch’io non scorsi l’A dal Fio.
Veduto ha questi più che non vid’io,
Ond’io son cieco e di vederlo ho voglia. —


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Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV.

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