Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/411

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RIME

     Veggio per questo modo
Donne sì grandi della terra uscire
Che fan meravigliar la mente mia.
E dalle madri odo
80Con altre donne per le chiese dire
— Costei è grande; e ancor più grande fia;
Che par che ogni anno ben cresciuta sia. —
E questi i loro paternostri sono,
Dicendo con tal suono
85Che udir li fanno a chi tra lor si aggira,
Con vana volontate.
Chè tanto han bene quanto altri le mira;
Vendendo lor ghignate
A’ ciechi tristi quando voglion moglie;
90Trovando poi qual zoppa e qual con doglie.
     Così d’usanza prove
Si sforzan di far spesso, sè apparando
Di meretrici in consueta veste.
Io veggio cioppe nove
95Già una parte d’esse gir portando
E que’ mantelli di che l’uom si veste.
Dicon che ’l fanno per essere oneste;
E mutan foggie sotto tal coverto.
Chi non mira ben certo,
100Paion scolari in legge od in decreto.
Altre velate vanno
Portando bruno, e sbarran gli occhi a dreto.
Dove appiccati gli hanno
Sovra i crocicchi; in forma che nessuna
105Li chiude, come vuol l’usanza bruna.
     Le vesti più assai
Son ch’elle fanno, che nel mare i pesci,
Perchè altrettante il mondo non ne chiude.
E par che sempre mai
110Fra lor si tagli cucia lievi e cresci
Per far nuov’arte alle lor membra nude.
Facciansi innanzi le provincie crude
Barbare greche, turche soriane
Saracine indïane.
115Che a petto a questa ogni maniera è nulla,


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Rime di Gino da Pistoia e d’altri del sec. XIV.

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