Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/451

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     — Deh avrestù veduto messer Piero1
Poi che fu ’l nostro campo sbarattato?
Tuo viso mostra pur che vi sie stato.
     Deh! non celare il vero, all’angosciosa
5E desolata sua madre2 che fie,
Fin al suo stremo die,
Nuda d’ogni allegrezza e di conforto;
Ch’io l veggio alla tua faccia paurosa:
Ma temi di recar novelle rie
10E d’apportar bugìe,
Cioè che vogli dir vivo del morto.
Se fosse vivo, tu ’l diresti scorto3
(Come tu di’ del prence infortunato):4
Ma palpi sì ch’io l’ho per isbrigato. —
15     — Poichè mia faccia turba t’ha scoverto
Il tuo cordoglio, dicerotti il vero.
Io vidi messer Piero
Gagliardo fra nemici alla battaglia:
Vidi Carlotto5, un paladin per certo;

  1. Pietro, fratello di Roberto re di Napoli. Fu soprannominato il Tempesta (Rer. Ital. Scrip., 10, 1318; 15, 57; 15, 979).
  2. Il canto si volge a Maria, figlia di Stefano quarto, re d’Ungheria; vedova di Carlo secondo, re di Napoli; madre di re Roberto, di messer Piero, di Filippo principe di Taranto. Morì nel 1323.
  3. Intorno a scorto confronta nel Morgante:
    — Se più oltre a costui dico
    In dubbio son se mi conosce scorto. (3, 4)
    Perchè ciascun allor giudica scorto
    Che ’l conte Orlando dovesse esser morto. (3, 22)
  4. Cioè di Carlo suo nipote; cfr. nota 5.
  5. Carlotto. Uno dei due figli che Filippo principe di Taranto e d’Acaja ebbe da Tomara figlia di Niceforo Angelo. Anche il cronista
    estense (Rer. Ital. Scrip., 15, 378) lo dice Carloctus.

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