Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/61

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RIME

     5Quand’odirai gridare — Ancidi, ancidi. —
Chè poi consiglia in van chi ’l contradice:
Però si leva tardi chi mi dice
Ch’Amor non serva nè di lui mi fidi.
     Io li son tanto soggetto e fedele,
10Che morte ancor di lui non mi diparte;
Ch’io ’l servo nella pace e sotto Marte.
     Dovunque vola o va drizzo le vele,
Come colui che non li servo ad arte.
Così, amico mio, convene farte.

(Questo e l’antecedente sonetto son riprodotti dal Vol. I del Manuale della letter. del primo sec. della lingua, del prof. V. Nannucci; Firenze, Barbèra, 1856.)



V


A GHERARDUCCIO GARISENDI

da bologna


     Deh Gherarduccio, com’ campasti tue
Che non moristi allor subitamente
Che tu ponesti a quella donna mente
Di cui ci dice Amor ch’angelo fue;
     5La qual va sopra ogn’altra tanto piue
Quanto gentil si vede umilemente,
E muove gli occhi mirabilemente.
Che si fan dardi le bellezze sue?
     Dunque fu quello grazïoso punto
10Che gli occhi tuoi la soffrîr a vedere,
Sì che ’l desïo nello cor fu giunto.
     Ciò che t’incontra, omai ti dèi tenere
In allegrezza; perchè tu sei punto,
E non morto, di quel che t’è in piacere.




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