Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/69

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RIME

Poi dimostra ’n figura lo cor tristo
Per farmi acquisto solo di mercede;
La qual si chiede, come si conviene,40
Là ’ve forza non viene di signore
Che ragion tegna di colui che more.
     Canzone, udir si può la tua ragione
Ma non intender sì che sia approvata
Se non da innamorata45
E gentil alma dove Amor si pone:
E però tu sai ben con quai persone
Dèi gire a star per esser onorata:
E quando sei guardata,
Non sbigottir nella tua opinione,50
Che ragion t’assicura e cortesìa.
Dunque mettiti in via chiara e palese;
Di ciaschedun cortese, umil servente,
Liberamente, come vuoi, t’appella;
E di’ che sei novella d’un che vide55
Quello signor che chi lo sguarda uccide.

(Confrontata e corretta su l’edizion giuntina citata, che l’attribuisce ad incerto autore, e su la lezione che ne dà il Fraticelli nelle Rime apocrife di Dante; Canzoniere, Barbèra, 1861.)



XIV


     Gli occhi vostri gentili e pien d’amore
Ferito m’hanno col dolce guardare,
Sì ch’io sento ogni mio membro accordare
A doler forte perch’io non ho ’l core;
     Chè volentieri ’l farei servidore5
Di voi, donna piacente oltre al pensare.
Gli atti e sembianti e la vista che appare
E ciò ch’io veggio in voi mi par bellore.
     Come potea di umana natura
Nascere al mondo figura sì bella10
Com’ sete voi? Maravigliar mi fate!



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