Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/71

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RIME

   Ivi un di loro in questo modo al core
Dice — Pietà non è la virtù nostra,
Che tu la trovi. — E però mi dispero.


(Confrontato e corretto su l’edizion giuntina citata, ov’è attribuito a Dante, e su la lezione che ne dà il Fraticelli nelle Rime apocrife di Dante, ed. cit.)



XVII


     Poscia ch’io vidi gli occhi di costei,
Non ebbe altro intelletto che d’amore
L’anima mia, la qual prese nel core
Lo spirito gentil che parla in lei
     5E consolando le dice — Tu dèi
Esser allegra, poi ti faccio onore,
Ch’io ti ragiono dello suo valore. —
Onde son dolci gli sospiri miei;
     Per che in dolcezza d’esto ragionare
10Si muovono da quella, ch’allor mira
Questa donna gentil che ’l fa parlare;
     E vedesi da lei signoreggiare
Ch’è sì valente, ch’altro non desira
Ch’alla sua signoria soggetta stare.




XVIII


     L’alta speranza, che mi reca Amore,
D’una donna gentil ch’i’ ho veduta,
L’anima mia dolcemente saluta
E falla rallegrar dentro allo core:
5Per che si face, a quel ch’ell’era, strana,
E conta novitate,
Come venisse di parte lontana;
Che quella donna piena d’umiltate
Giugne cortese e piana,
10E posa nelle braccia di pietate.


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