Pagina:Le aquile della steppa.djvu/52

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46 Capitolo sesto.

Quelle abitazioni, basse, massicce e colle loro pareti grigiastre, fanno una pessima impressione. Le camere poi sono piccolissime, col soffitto poco elevato e le porte così anguste, che chi le abita, per entrarvi, è costretto a curvarsi.

Tutta la costruzione è di terra, salvo le architravi delle porte, formate da piccoli pezzi di legno levati con infinita fatica dagli arctha, quei giganteschi ginepri che crescono solo nelle valli lontane o sui pendii delle colline, o tolti dalle piante che si allevano, con cure infinite, nei giardini.

Si capisce che quelle case che hanno i tetti formati da semplici canne, coperte di putrelle appena disgrossate, non possono avere lunga durata. Le piogge, che in quelle regioni talvolta durano parecchie settimane, le rovinano in modo tale, che il povero sarto sovente è costretto ad abbandonare la sua dimora, che lentamente si sfascia, e costruirsene un’altra.

Solo alle famiglie ricche è concesso d’avere delle case ampie e solide, coi fondamenti di mattoni cotti, con porticati, cortili e terrazze sulla cima. Nel disegno non differiscono però molto da quelle dei poveri e sono del pari massicce, pesanti, piuttosto basse, forse per evitare un disastro, essendo quelle steppe scosse di frequente da terremoti formidabili.

Invece di essere semplici, son doppie, ossia divise in due parti distinte da un cortile; una è lo eskhiri, che è riservato esclusivamente alle donne, dove possono attendere alle loro occupazioni e divertirsi al coperto d’ogni sguardo indiscreto; l’altra che chiamasi sakkir e anche birun, è destinata agli uomini, ai loro amici ed ai cavalli.

La casa di Talmà, non era una abitazione di poveri, essendo figlia d’un beg, sarto che aveva accumulate molte ricchezze. Aveva cortili, terrazze, muraglie massicce, finestre tutte interne, chiuse da sbarre di ferro, sicchè si poteva considerare come una vera fortezza, imprendibile da parte di uomini armati di sole pistole e d’archibugi.

Hossein e Tabriz, come abbiamo detto, erano giunti dietro la casa, senza che i banditi se ne fossero accorti.

Balzarono agilmente a terra prendendo i loro fucili e le pistole, immaginandosi che le Aquile non avrebbero tardato a circondare l’abitazione e s’accostarono al recinto che si estendeva dietro e dove si trovavano i cavalli ed i montoni della figlia del beg sarto.