Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/258

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250 le confessioni d’un ottuagenario.

— No, Pisana, nessuno ti ha tradito; — le dissi io — tu fosti a tradir me!... Sì, tu!... non difenderti!... non invelenirti contro di me!... Ma se m’avessi amato davvero, oh io poteva essere spergiuro, infame, scellerato, che mi ameresti ancora!... Lo sai, Pisana, lo sai perchè te lo dico?... gli è perchè lo sento. Gli è perchè tal quale ora sei, mi vergogno a dirlo, io t’amo, io t’adoro ancora!... No, non sgomentarti! Ti fuggirò, non mi vedrai mai più!... Ma lasciami prendere di te questa sola vendetta, che tu sappia di aver fatto l’eterna sventura di quell’uomo al quale potevi essere gioia, conforto, felicità per tutta la vita!... —

Carafa aveva scorso intanto alcune delle lettere e me le rese dicendo; — Perdonate; m’ingannò la voce pubblica, ma non ebbi intenzione d’ingannare. —

Una cotale scusa in bocca d’un tal uomo mi commosse a segno, che a stento frenava le lagrime; infatti io vedeva il grande sforzo durato dal signor Ettore per potere ottener tanto dal proprio animo. L’alterigia piegava sbuffando sotto la forza inesorabile della volontà. La Pisana piangeva, e una doppia vergogna le impediva di rivolgersi al pari al signor Ettore e a me. Questi ebbe compassione, non so bene se di me o di lei, e mi chiamò per qualche momento, diss’egli, fuori della stanza. Mi narrò com’era stato il suo primo abboccamento colla Pisana, com’ella sapendomi ufficiale al suo servigio si rivolgesse a lui per più certa contezza, e che ella era già delirante di gelosia, ed egli invaghito di lei al primo sguardo. Insomma mi confessò che, credendomi innamorato morto della mia Greca, non aveva creduto illecito il giovarsi di quella fortuna che gli capitava in mano; tanto più soave e desiderata, quanto pochissime volte l’amore era penetrato nel suo duro petto di soldato. Si era perciò ingegnato di volgere a suo pro’ il furore della Pisana, e vi era infatti