Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/386

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378 le confessioni d’un ottuagenario.

noscere che in quanto all’amore della giovinetta per me, i suoi sospetti non andavano lontani dal vero. Per qual incantesimo non me ne fossi accorto, non ve lo saprei dire: e arrabbiai della mia sciocchezza, della mia ingenuità. Mi provai anche a volgere contro l’Aquilina qualche parte di questa rabbia, ma non ne fui capace. Dopochè ella indovinò quanto fra me e la Pisana era avvenuto, ella assunse verso di me un contegno così supplice, vergognoso, che mi tolse ogni coraggio. Pareva mi chiedesse perdono del male involontariamente commesso; e la vidi talvolta adoperarsi presso la Pisana per rabbonirmela. Si studiava perfino di sfuggirmi, di fare con me la stizzosa, perchè non si avvedessero di quanto succedeva nel suo cuore, e la concordia rinascesse in mezzo a noi. Bruto, che fin’allora era andato in solluchero per l’allegra vita che si menava, scoperse con rammarico quei primi segni di dissapore e di irrequietezza; non ne capiva gran fatto, ma gliene doleva all’animo. Ne mosse anche parola a me, ma io mi ritraeva burbanzoso, stringendomi nelle spalle; altro motivo di disgusto e di sospetto. L’Aquilina intanto ci perdeva nella salute; il fratello se ne inquietò; furono chiamati medici che fantasticarono molto, e non indovinarono nulla. La Pisana mi stringeva sempre; io mi rammoliva. Alla fine, non so come, mi lasciai sfuggire dalla bocca un sì.

Bruto fu meravigliatissimo della proposta fattagli dalla Pisana, ma dietro reiterate assicurazioni di questa e che tutto fra me e lei era terminato di spontaneo accordo e che l’Aquilina moriva per me, egli se ne persuase. Se ne fece parola alla giovinetta, che non volle credere da principio, e poi ne smarrì i sentimenti per la consolazione. Ma poi all’abboccarsi con me, rimase senza fiato e senza parola; la poverina presentiva che io me le offeriva trascinato a forza, e non aveva coraggio di chiedermi un tal sacrifizio. Lo credereste che la sua attitudine finì di commovermi