Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/507

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capitolo ventesimoprimo. 499

modo, che anche sprovvisti di queste credenze, debbano ubbidire per intimo sentimento alla regola universale di giustizia che illumina le coscienze, sarà non solamente opera di prudente educatore sociale, ma anche cura lodevole e consentanea alla natura pietosa di Dio! Quanto al poter supporre questo pervertimento nelle opinioni di color che si istituiscono, gli uomini son sempre uomini, perciò mutabili sempre, nè ci veggo nè ci vedrò mai sacrilegio di sorta. Bensì è un tradimento del proprio ministero la trascuranza di quei maestri, che pur vedendo rinnovarsi tutto giorno migliaia di questi casi, in cui esseri umani forniti di qualità pregevolissime, cessando di esser devoti diventano bestie, tuttavia si ostinano ad appoggiare soltanto al precetto religioso la moralità dei discepoli, mettendo così a grave repentaglio l’economia morale della società. Non dite che viviamo in tempi di tiepidezza religiosa e di miscredenza? Adunque adoperatevi per difender almeno la felicità dei terzi e l’ordine sociale, con miglior riparo che non sia l’adempimento dei doveri, appoggiato unicamente a quella fede di cui lamentate l’insufficienza. Non vi dico che cessiate dall’inculcare e dal predicar questa, se lo portano le vostre convinzioni: dico soltanto che aggiungiate un’altra caparra, purchè la società possa fidarsi della vostra educazione, che così come la intendete voi e nei secoli di subite conversioni, e di scarsi sacrifizii in cui viviamo, è affatto manchevole di sicurezza.

Io, vedete, se avessi rilevato ogni mia regola morale dalla dottrina, sarei rimasto un gran birbaccione; e se cito me non è nè per ammenda nè per orgoglio; è per recare in mezzo un fatto del quale non possiate dubitare. Letta poi che abbiate questa vita, e qualunque sieno le vostre opinioni dovete confessare che se non ho fatto molto bene, poteva certo operare molto maggior male. Ora del male che non operai, tutto il merito ne viene a quel freno