Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/63

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capitolo decimosecondo. 55

tondo, che la Clara s’era promessa a lui prima che a nessuno, che i voti non erano ancora pronunciati, che le leggi democratiche non impedivano omai la loro unione per nessun conto, che la Clara aveva toccato la maggiore età, e che in quanto al Partistagno, egli se ne rideva come de’ suoi sussurri che divertivano da un anno i crocchi d’ogni ceto. La contessa soggiunse colle labbra strette e con un sorriso maligno, che, giacchè aveva messo in campo l’età omai adulta della Clara, poteva rivolgersi direttamente a lei, e che si congratulava di vederlo così fermo ne’ suoi propositi, benchè forse un po’ tardivo a decidersi, e che gli augurava del resto che tutto andasse a seconda de’ suoi desiderii.

— Signora contessa, — conchiuse Lucilio; — io son fermo com’ella dice ne’ miei propositi, e lo fui sempre da molti anni a questa parte, benchè volessi piuttosto in grazia loro capovolgere il mondo, che violare una convenienza od implorare a mani giunte un favore. Ora che le circostanze ci hanno messo del pari, non esito a chiedere quello che altri è pronto a concedermi. Io son ben fortunato che ella non voglia opporsi colla materna autorità alle mie più soavi ed ostinate speranze.

— S’accomodi, s’accomodi pure! — aggiunse in fretta la contessa. Pareva che così parlasse per paura di Lucilio, ma forse ella pensava alla Madre Redenta e delegava fiduciosamente a lei quello scabroso incarico di difendere l’anima della Clara contro gli artigli del diavolo. La reverenda madre stava alle vedette da un pezzo; e il dottor Lucilio, nell’accomiatarsi dalla Contessa, non credette forse di essere ancora al bel principio dell’impresa. Tuttavia che fosse molto sicuro non lo vorrei affermare. Egli avea procrastinato di giorno in giorno, per veder prima assicurato a Venezia il trionfo del suo partito e delle opinioni democratiche. Allora, forse prima d’ogni altro, egli fiutava il vento