Pagina:Le mie prigioni.djvu/149

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Capo XLI.

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Scrissi così:

— Sento che non istate bene, e me ne duole vivamente. Vorrei di tutto cuore esservi vicino, e prestarvi tutti gli uffici d’amico. Spero che la vostra poco buona salute sarà stata l’unico motivo del vostro silenzio, da tre giorni in qua. Non vi sareste già offeso del mio viglietto dell’altro dì? Lo scrissi, v’assicuro, senza la minima malevolenza, e col solo scopo di trarvi a più serii soggetti di ragionamento. Se lo scrivere vi fa male, mandatemi soltanto nuove esatte della vostra salute: io vi scriverò ogni giorno qualcosetta per distrarvi, e perché vi sovvenga che vi voglio bene. —

Non mi sarei mai aspettato la lettera ch’ei mi rispose. Cominciava così: — Ti disdico l’amicizia; se non sai che fare della mia, io non so che fare della tua. Non sono uomo che perdoni offese, non sono uomo che, rigettato una volta, ritorni. Perché mi sai infermo, ti riaccosti ipocritamente a me, sperando che la malattia in-