Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/159

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NOTTE XL


Dinarzade non mancò di svegliare la sultana prima di giorno, pregandola di cominciare il promesso racconto. Scheherazade, volgendo tosto la parola al sultano, così disse:

— Sire, la storia del primo calendero parve strana a tutta la brigata, e specialmente al califfo, cui la presenza degli schiavi colle scimitarre sguainate non impedì di dire sotto voce al visir: — Dacchè ho l’uso della ragione, udii molte storie, ma nessuna mai che somigliasse a quella di questo calendero.» Mentre così favellava, il secondo calendero prese la parola, e volgendola a Zobeide.


STORIA

DEL SECONDO CALENDERO FIGLIO DI RE.


«Mia signora,» le disse, «per obbedire al vostro comando, ed insieme spiegarvi per quale strana avventura diventai guercio dell’occhio destro, fa duopo vi racconti tutta la storia della mia vita. Era appena uscito dall’infanzia, che il re mio padre (poichè dovete sapere, o signora, che nacqui principe), scorgendo in me molto spirito, nulla risparmiò per coltivarlo, avendo presso di me chiamato quanti uomini esistevano nei suoi stati, dotti nelle scienze e nelle belle arti. Appena seppi leggere e scrivere, imparai a mente tutto l’Alcorano (1), quel libro mirabile, che

  1. L’Alcorano o più propriamente il Corano, parola araba che significa lettura, è la raccolta delle pretese rivelazioni fatte a Maometto dall’Altissimo per mezzo dell’arcangelo Gabriele.