Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/112

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la testa per vedere chi fosse. Riconobbe il re, ma senza manifestare la menoma sorpresa, ed anzi senza nemmeno alzarsi per usargli cortesia e riceverlo, come se stata fosse la persona più indifferente del mondo, tornò a mettersi alla finestra come prima.

«Rimase il re di Persia estremamente stupito al vedere che una schiava sì leggiadra e ben fatta, conoscesse sì poco la civiltà. Attribuì tal difetto alla cattiva educazione datale ed alla poca cura ch’erasi presa d’insegnarle le prime creanze. Si avanzò verso di lei sino alla finestra, ove, ad onta della maniera e della freddezza colle quali avevalo accolto, essa si lasciò guardare, ammirare, ed anche accarezzare ed abbracciare fin ch’ei volle.

«Fra le carezze e gli abbracciamenti, il monarca si fermò per guardarla, o piuttosto divorarla cogli occhi. — Mia bellissima, mia vezzosa, mio tesoro,» sclamò egli, «ditemi, ve ne prego, d’onde venite, di qual luogo e chi sono i felici genitori che hanno posto al mondo un capolavoro sì sorprendente della natura come voi siete! Quanto vi amo e quanto vi amerò! Non ho mai provato per una donna quello che sento per voi; eppure assai ne ho vedute, e ne veggo ancora gran numero ogni giorno; ma giammai non vidi tanto attrattive riunite, che mi rapiscono a me medesimo per donarmi tutto a voi. Cuor mio,» soggiunse poi, «non mi rispondete nulla? non mi fate nemmeno conoscere per alcun segno di essere sensibile alle testimonianze che vi dò dell’estremo mio amore; nè rivolgete neppure gli occhi per dare ai miei il piacere d’incontrarli, a convincerli che non si può amare più di quello ch’io vi amo? Perchè conservate questo strano silenzio che m’agghiaccia? D’onde nasce tal serietà, o piuttosto quella tristezza che m’affligge? Vi duole della vostra patria, de’ vostri parenti, degli amici? E che! un re di Persia il quale v’ama,