Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/118

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dormire con me ogni giorno per tutto un anno, e conservare quella costanza irremovibile, non dico già di non aprir la bocca per parlarmi, ma nemmeno di farmi comprendere che intendevate benissimo tutto ciò ch’io vi diceva? Questo supera il mio intendimento, e non capisco come abbiate potuto trattenervi a tal segno; bisogna che il motivo ne sia ben istraordinario. —

«Per soddisfare la curiosità del re di Persia: — Sire,» rispose quella bella creatura, «essere schiava, trovarsi lontana dalla patria, aver perduta la speranza di non tornarvi mai più, col cuore trafitto di dolore vedendomi divisa per sempre da mia madre, da’ miei fratelli, da’ parenti, dalle mie conoscenze, non sono questi motivi abbastanza forti per aver conservato il silenzio che vostra maestà trova sì strano? L’amor della patria non è men naturale dell’amor filiale, e la perdita della libertà riesce insopportabile a chiunque non sia così sprovveduto di senno per non conoscerne il pregio. Può bene il corpo stare soggetto all’autorità d’un padrone, che ha la forza ed il potere in mano; ma la volontà non può venire padroneggiata, essendo essa tutta e sempre a sè medesima: vostra maestà ne ha veduto nella mia persona l’esempio. È molto ch’io non abbia imitato un’infinità d’infelici, cui l’amore della libertà ridusse alla trista determinazione di procurarsi in mille guise la morte, per un arbitrio che non può essere loro tolto giammai.

«— Signora,» ripigliò il re di Persia, «sono persuaso di ciò che mi dite: ma erami finora sembrato che una persona leggiadra, ben fatta, di buon senso ed ottimo spirito come voi siete, schiava per suo malvagio destino, dovesse stimarsi felice di trovare un re per padrone.

«— Sire,» rispose la vezzosa donna, «per quanto