Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/141

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madre della regina Gulnara ed il re Saleh, colle principesse loro parenti, giunsero alla corte, e presero parte al cordoglio prima di parlar ad essi di consolazioni.

«Scorso il mese, non potè il re dispensarsi dal permettere l’ingresso al gran visir ed a tutti i signori della corte, che lo supplicarono a deporre la gramaglia, e farsi vedere a’ sudditi e riprendere come prima la cura degli affari. Mostrò egli sulle prime tanta ripugnanza ad ascoltarli, che il gran visir si trovò costretto a prendere la parola, e dirgli così: — Sire, non n’è d’uopo rappresentare a vostra maestà esser lecito soltanto alle donne di ostinarsi a rimanere in un perpetuo lutto. Non dubitiamo ch’ella non ne sia persuasissima, e che già intenda di non seguirne l’esempio. Nè le nostre lagrime, nè le vostre sono capaci di ridonare la vita al re vostro padre, quand’anche non cessassimo di piangerlo per tutta la vita. Egli ha subito la legge comune a tutti gli uomini, che li sottopone al tributo indispensabile della morte. Non possiamo però dire che sia assolutamente estinto, poichè lo rivediamo nella sacra vostra persona; nè egli medesimo dubitò, morendo, di non dover rivivere in voi: ora sta alla maestà vostra il far vedere ch’egli non si è ingannato. —

«Non potè il re Beder resistere alle pressanti istanze; e deposta fin da quel momento la gramaglia, e ripreso il paludamento e gli ornamenti reali, cominciò a provvedere ai bisogni del regno e de’ sudditi colla medesima attenzione come prima della morte del padre, disimpegnandosene coll’universale approvazione; e siccome era esatto nel mantenere l’osservazione delle ordinanze de’ suoi predecessori, i popoli non si avvidero nemmeno di aver cangiato signore.

«Il re Saleh, il quale era tornato ne’ suoi stati