Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/170

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A questo passo, lo spuntar dell’alba interruppe il racconto di Scheherazade; l’indomani, essa lo ripigliò, continuandolo le notti seguenti nella solita maniera.


NOTTE CCLX


— Sire, il re Beder ringraziò il vecchio dell’ospitalità usatagli, e della protezione che con tanta buona volontà gli accordava. Sedè quindi all’ingresso della bottega, e non appena vi comparve, che la sua gioventù ed il suo bell’aspetto gli attrassero gli sguardi di quanti passavano. Molti anzi fermaronsi, e complimentarono il vecchio perchè avesse acquistato uno schiavo sì leggiadro com'essi immaginavano; e ne parevano tanto più stupiti, in quanto che non potevano comprendere come mai un sì bel giovanotto fosse sfuggito alle attive ricerche della regina. — Non crediate che sia uno schiavo,» diceva loro il vecchio; «sapete che non sono tanto ricco, nè di condizione sì distinta per averne di tal bellezza. È un mio nipote, figliuolo d’un mio fratello ch’è morto, e siccome non ho figli, l’ho fatto venire per tenermi compagnia.» Si rallegrarono quelli con lui della soddisfazione che doveva provare pel suo arrivo, ma nel medesimo tempo non poterono trattenersi dal dimostrargli il loro timore che la regina non glielo rapisse. — Voi la conoscete,» dicevano, «e non dovete ignorare il pericolo al quale siete esposto dopo tutti gli esempi che ne aveste. Che dolore non sarebbe il vostro se ella gli facesse il trattamento medesimo come a tanti altri che sappiamo!

«— Vi sono ben obbligato,» rispose il vecchio, «della buona amicizia che mi dimostrate, e della