Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/183

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Quando ne avrà mangiato, prendete un po’ d’acqua nel cavo della mano, e gettandogliela in viso, ditele:

«— Lascia questa forma, e prendi quella del tale o tal altro animale che più vi piacerà.

«Venite allora da me coll’animale, ed io vi dirò cosa dovrete farne. —

«Beder dimostrò al vecchio Abdallah, ne’ termini più espressivi, quanto gli fosse grato per l’interesse ch’ei prendeva onde impedire che una maga sì perniciosa non avesse il potere di esercitare la sua malignità contro di lui; ed intertenutosi poi alcun tempo ancora con lui, se ne accomiatò finalmente, e tornò al palazzo. Arrivando, sentì che la maga lo aspettava con grandissima impazienza in giardino; andò a cercarla, e non appena la regina Laba l’ebbe veduto, gli corse incontro colla massima premura. — Caro Beder,» gli disse, «si ha ben ragione di dire non esservi cosa che faccia meglio conoscere la forza e l’eccesso dell’amore quanto la lontananza dell’oggetto che si ama. Non ho trovato riposo dacchè v’ho perduto di vista, e mi sembrano anni che non v’abbia veduto. Per poco che aveste tardato, mi preparava a venirvi a cercare io medesima in persona.

«— Signora,» rispose il giovane, «posso accertare vostra maestà di non aver avuto minore impazienza a tornare presso di lei; ma non mi fu possibile ricusare alcuni momenti di colloquio ad uno zio che mi ama, ed il quale non mi aveva da tanto tempo veduto. Voleva egli trattenermi, ma mi strappai alla sua tenerezza per venire ove l’amore mi chiamava; e della colazione che avevami preparata, mi contentai d’una focaccia che v’ho recata.» Beder, che aveva avvolta una delle focacce in un bel fazzoletto, la tirò fuori, e presentandogliela, soggiunse: — Eccola, o signora; vi supplico di aggradirla.

«— L’accetto di buon cuore,» riprese la regina