Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/194

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Saleh che l’accompagnavano. Il re di Persia si gettò subito a’ suoi piedi, e rimanendo col ginocchio a terra: — Sire,» gli disse, «non è più il re Saleh che chiede a vostra maestà l’onore della sua parentela pel re di Persia; è questi in persona che la supplica di concedergli tale grazia. Non posso persuadermi ch’ella voglia essere la cagione della morte d’un re, che non può più vivere, se non isposa l’amabile principessa Giauara. —

«Il re di Samandal non soffrì più a lungo che il monarca persiano stesse a’ suoi piedi; ma abbracciatolo, ed obbligandolo ad alzarsi: — Sire,» gli disse, «mi dorrebbe assai d’aver contribuito in qualche cosa alla morte d’un monarca sì degno di esistere. Se è vero che una vita tanto preziosa non possa conservarsi senza il possedimento di mia figliuola, vivete, o sire, ella è vostra. È stata sempre sommessa alla mia volontà, e non credo vorrà ora opporsi.» Ciò detto, incaricò un suo officiale, cui il re Saleh avevagli permesso di tenere presso di sè, d’andar a prendere la principessa Giauara, e condurla sull’istante.

«Questa giovane era sempre rimasta dove l’avea incontrata il re di Persia. La trovò ivi l’officiale, e lo si vide in breve tornare con lei e colle sue donne. Il re di Samandal abbracciò la principessa, e: — Figlia,» le disse, «vi ho dato uno sposo: è il re di Persia che qui vedete, monarca il più compito che esista oggidì in tutto l’universo. La preferenza ch’egli v’ha dato sopra tutte le altre principesse, ci obbliga amendue a dimostrargliene la nostra gratitudine.

«— Sire,» rispose la principessa, «vostra maestà sa bene ch’io non ho mai mancato alla deferenza che doveva a tutto ciò ch’ella ha richiesto dalla mia obbedienza. Sono ancor pronta ad obbedire, e spero che il re di Persia vorrà dimenticare il maltratta-