Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/255

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Ganem,» gli disse la giovane, avvicinandosi al letto, «ecco trovata la vostra Tormenta, cui v’immaginatate aver perduta per sempre. — Ah, signora!» interrupp’egli precipitosamente, «per qual miracolo venite a presentarvi a’ miei occhi? Vi credeva nel palazzo del califfo. Quel principe vi avrà di certo ascoltata, avrete dissipati i suoi sospetti, ed egli v’avrà ridonata la sua tenerezza. — Sì, mio caro Ganem,» ripigliò Tormenta, «mi sono giustificata nell’animo del Commendatore de’ credenti, il quale, per riparare al male che vi fece soffrire, mi concede a voi in isposa.» Quest’ultime parole cagionarono a Ganem tale allegrezza, che non potè alla prima esprimersi se non con quel tenero silenzio, tanto noto agli amanti. Ma finalmente lo ruppe, e: — Ah, bella Tormenta!» sclamò; «poss’io prestar fede alle vostre parole? Crederò che in fatti il califfo vi ceda al figliuolo di Abu Aibu? — Niente è più vero,» ripigliò la dama; «quel principe che vi faceva prima cercare per togliervi la vita; ed il quale, nel suo furore, fece soffrire mille indegnità a vostra madre ed a vostra sorella, desidera al presente di vedervi, per ricompensarvi del rispetto avuto per lui; e non v’ha alcun dubbio ch’ei non ricolmi di benefizi tutta la vostra famiglia. —

«Ganem domandò in qual modo il califfo avesse trattato la madre e la sorella; Tormenta glielo narrò, ed il giovane non potè udire quel racconto senza piangere, malgrado la situazione; nella quale la nuova del suo matrimonio coll’amante aveva posto il di lui animo. Quando però Tormenta gli disse ch’esse trovavansi attualmente in Bagdad e nella casa medesima dov’egli stava, dimostrò tanta impazienza di vederle, che la favorita non differì un istante a soddisfarlo. Chiamolle adunque, e le donne, che già stavano alla porta, attendendo quel momento, entrate subito, corrono da Ganem, ed abbracciandolo a vicenda, lo coprono