Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/279

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quale, non fu appena istruito della nascita e del pensiero di Zeyn, che fece venire la figliuola, è le ordinò di levarsi il velo. Mai bellezza così perfetta ed attraente non erasi presentata agli occhi del re di Balsora, che ne rimase maravigliato, e per poter provare se quella donzella era casta quanto leggiadra, trasse fuori lo specchio, ed il cristallo si mantenne lucido e netto.

«Visto che aveva in fine trovata una ragazza come desiderava, pregò il visir di accordargliela, ed avendovi questi accondisceso, mandò a chiamare il cadì, venuto il quale, stipulò il contratto di matrimonio. Dopo quella cerimonia, Zeyn invitò in sua casa il visir, quivi banchettandolo magnificamente, e facendogli ricchi presenti. Mandò quindi, per mezzo di Mobarec, un’infinità di gioielli alla sposa, che gliela condusse a casa, ove si celebrarono le nozze con tutta la pompa che conveniva al grado di Zeyn. Quando tutti furono partiti, Mobarec disse al principe: — Andiamo, o signore, non fermiamoci più oltre a Bagdad; ripigliamo la strada del Cairo. Ricordatevi della promessa fatta al re dei Geni. — Partiamo,» rispose il giovane; «bisogna ch’io l’adempia fedelmente. Devo peraltro confessare, mio caro Mobarec, che non senza qualche rincrescimento obbedisco al re de’ Geni. La persona che sposai è vezzosa, e sono tentato di condurla a Balsora per collocarla sul trono. — Ah, signore!» replicò l’altro; «guardatevi bene dal cedere alla vostra voglia! Signoreggiate le vostre passioni, e checchè vi possa costare, mantenete la parola al re de’ Geni. — Ebbene, Mobarec,» disse il principe, «abbiate dunque cura di tenermi nascosta quest’amabile fanciulla. Che mai non mi si presenti agli occhi: forse non l’ho che troppo veduta! —

«Mobarec fece i preparativi della partenza. Tornarono al Cairo, e di là s’avviarono all’isola del re