Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/352

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

330


dicendo che il caldo non era sì molesto per aver d’uopo del loro ministero.

«Collocatesi le dame a destra ed a sinistra di Abu Hassan, volle egli, prima di tutto, sapere come si chiamassero, ed udì che ciascuna portava un nome diverso da quelli delle sette dame della prima sala, e che codesti nomi significavano parimente qualche perfezione dell’animo o dello spirito, che serviva a distinguerle le une dalle altre; ciò gli piacque estremamente, e lo dimostrò colle galanterie che disse anche in quest’occasione, presentando a ciascuna de’ frutti dei sette bacili. — Mangiatelo per amor mio,» disse a Catena de’ Cuori, che aveva alla destra, presentandole un fico, «e rendete più sopportabili le catene che mi fate portare fin dal primo istante in cui vi vidi.» Presentando poi un grappolo a Tormento dell’Anima: — Prendete quest’uva,» le disse, «alla condizione che farete al più presto cessare i tormenti che provo per amor vostro.» E così via via a tutte le altre. Per tal guisa Abu Hassan faceva che il califfo, il quale stava attentissimo a tutte le azioni ed a tutte le sue parole, sempre più si compiacesse d’aver trovato in lui un uomo che sì gradevolmente lo divertiva, ed avevagli dato occasione d’immaginare il mezzo di conoscerlo più a fondo.

«Quando Hassan ebbe mangiato, fra tutte le frutta che trovavansi su’ bacili, quelle che più gli piacquero, si alzò; e subito Mesrur, che mai non l’abbandonava, tornò ad andar innanzi, e lo introdusse in una terza sala, ornata ed addobbata magnificamente quanto le due prime.

«Vi trovò sette altri cori di musica e sette altre dame intorno ad una mensa coperta da sette aurei bacili, pieni di confetture liquide di diversi colori e di varie fogge. Volti gli occhi da tutte le parti con nuova maraviglia, si avanzò verso la tavola agli