Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/355

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

333


rietta che lo rapì non meno per la novità che per l’incanto d’una voce, onde fu maggiormente sorpreso.

«Dopo aver bevuto, il finto califfo scelse ciò che gli piacque ne’ bacili, e presentandolo ad un’altra dama, che si fece sedere accanto, la richiese anch’essa del nome. Rispose quella chiamarsi Stella Mattutina. — I vostri begli occhi,» soggiuns’egli, «risplendono e brillano più della stella di cui portate il nome; andate, e fatemi il favore di recarmi da bere.» Obbedì ella subito colla maggior grazia; trattò poi egli in egual guisa con una terza dama chiamata Luce del Giorno, e così di seguito fino alla settima, che tutte gli versarono da bere con gran diletto del califfo.

«Quando Abu Hassan ebbe finito di bere altrettante tazze quante erano le dame, Mazzolino di Perle, la prima cui erasi rivolto, andò alla credenza, prese un bicchiere, ed empitolo di vino, dopo avervi gettata una presa della polvere, ond’erasi servito il califfo il giorno precedente, venne a presentarglielo, e: — Commendatore de’ credenti,» gli disse, «supplico vostra maestà, per l’interesse che sento alla conservazione della sua salute, di prendere questa tazza di vino, e farmi la grazia, prima di bere, d’ascoltare una canzone, la quale oso lusingarmi non le dispiacerà; l’ho appunto composta oggi, e non l’ho peranco cantata ad alcuno.

«— Vi concedo con piacere la grazia,» le rispose Hassan, prendendo il bicchiere che quella gli presentava, «e vi comando, in qualità di Commendatore de’ credenti, di cantarmela, persuaso che una bella creatura come voi non possa far altro che cose dilettevoli e piene di spirito.» Prese la dama un liuto, e cantò, accordando la voce al suono dello stromento, la sua arietta con tanto brio, tanta grazia ed espressione, che rapì Abu come in estasi dal prin-