Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/384

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ch’ella di essere il Commendatore de’ credenti ed il vicario in terra del profeta di Dio, signore d’ambo i mondi, di questo nel quale ci troviamo e del futuro dopo la morte. Se ciò non fosse, bisognerebbe che un sogno straordinario le avesse fatto dimenticare quello che è. Potrebbe ciò ben darsi, quando, si consideri che vostra maestà ha questa notte dormito più del solito; nondimeno, se la maestà vostra me lo vuol permettere, le rammenterò ciò ch’ella fece ieri in tutta la giornata.» Gli raccontò allora il suo ingresso al consiglio, il castigo dell’imano e de’ quattro vecchi fatto eseguire dal giudice di polizia, il presente d’una borsa di mille pezze d’oro mandata per mezzo del suo visir alla madre d’un certo Abu Hassan; ciò che fece nell’interno del palazzo, e l’accaduto ai tre pasti statigli serviti nelle tre sale fino all’ultima. — E fu in quest’ultima sala che vostra maestà,» continuò ella a lui rivolta, «avendoci fatto sedere a tavola a’ suoi fianchi, ci fe’ l’onore di ascoltare le nostre canzoni e ricevere dalle nostre mani il vino, fino al momento in cui vostra maestà si addormentò nel modo che Forza de’ Cuori disse poco fa. Dopo quel tempo, vostra maestà, contro il suo solito, ha sempre dormito di profondo sonno fino al presente, ch’è giorno. Mazzolino di Perle, tutte le altre schiave e tutti gli ufficiali qui presenti, possono attestare la medesima cosa. Perciò, si metta dunque vostra maestà in grado di fare la sua preghiera, essendone ormai tempo.

«— Buono, buono,» riprese Abu Hassan, scuotendo la testa, «voi me la dareste ben ad intendere se vi volessi ascoltare. Ed io,» proseguì egli, «io vi dico che siete tante pazze, e che avete smarrito il cervello. È però gran peccato, perchè siete belle creature. Sappiate che da quando vi ho vedute, sono stato a casa mia; che ivi maltrattai mia madre; che fui condotto allo spedale de’ pazzi, dove rimasi mio malgrado più