Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/431

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e stavano in silenzio. Il califfo finalmente: — Signora,» disse, volgendosi a Zobeide, «veggo bene che siamo tutti tanti mentitori, io pel primo, tu Mesrur, e tu nutrice: almeno pare che l’uno non sia più credibile dell’altro; alziamoci dunque tutti, ed andiamo in persona sui luoghi a riconoscere da qual lato sia la verità. Altro mezzo non veggo per chiarire i nostri dubbi e metterci l’animo in quiete. —

«Ciò detto, il califfo si alzò seguito dalla principossa, e Mesrur andò, innanzi per alzare la portiera. — Commendatore de’ credenti,» gli disse, «mi è di grande consolazione che vostra maestà siasi appigliata a tal partito, e ne proverò una ben maggiore quando avrò fatta vedere alla nutrice, ch’essa non già vaneggia, poichè quest’espressione ebbe la sventura di dispiacere alla mia buona padrona, ma bensì che il rapporto, da lei fatto non è veritiero. —

«Nè la nutrice rimase senza replica. — Taci, muso di carbone,» ripigliò essa; «non v’ha qui alcuno fuor di te che possa vaneggiare. —

«Zobeide, ch’era immensamente sdegnata contro Mesrur, non potè soffrire ch’ei tornasse alla carica contro la nutrice; laonde, prese nuovamente le sue parti: — Perfido schiavo,» gli gridò, «checchè tu possa dire, sostengo che la mia nutrice ha riferita la verità; quanto, a te, ti ritengo come un mentitore.

«— Signora,» rispose Mesrur, «se la nutrice è così sicura che Nuzhatul-Auadat viva, e morto sia Abu Hassan, scommetta dunque qualche cosa contro di me: essa non l’oserà. —

«Fu presta alla riscossa la nutrice. — L’oso tanto,» disse, «che ti prendo in parola. Vedremo se ardirai disdirti. —

«Mesrur non si disdisse; allora fecero scommessa, la nutrice ed egli, in presenza del califfo e