Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/443

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dre fece il possibile, mentre viveva, per insegnargli il proprio mestiere, ma non potè mai riuscirvi; dacchè egli è morto, ad onta di ciò che gli potei dire e che quotidianamente gli ripeto, non fa altro mestiere che quello del vagabondo, passando tutto il tempo a giuocare co’ fanciulli, come lo vedeste, senza considerare che non è più fanciullo; e se voi non lo svergognate e s’ei non ne approfitta, dispero che non possa mai riescire a nulla. Sa che suo padre non gli ha lasciato beni di sorta, e vede anch’egli che, filando cotone tutto il giorno, come faccio, stento assai a guadagnarmi il pane per amendue. Da parte mia, sono risoluta a chiudergli qualche giorno la porta in faccia, e mandarlo a cercarsene altrove. —

«Finite ch’ebbe la madre tali parole, sciogliendosi in lagrime, il mago disse ad Aladino: — Così non va bene, nipote; bisogna pensare ad aiutarvi da per voi e guadagnarvi il vitto. Vi sono mestieri di più sorta: guardate se ve ne sia alcuno pel quale vi sentiate maggior inclinazione. Forse quello di vostro padre vi dispiace, e vi compiacereste meglio d’un altro: non dissimulate i vostri sentimenti; non sono qui che per aiutarvi.» E vedendo che Aladino non rispondeva: «Se avete ripugnanza ad imparar un mestiere,» continuò, «e vorreste essere galantuomo, vi aprirò bottega di ricche stoffe e tele fine; vi metterete a venderle, e col denaro ricavato, comprerete altre mercanzie, guadagnandovi di tal guisa onoratamente l’esistenza. Consigliatevi fra voi, e ditemi francamente cosa ne pensate; mi troverete sempre pronto a mantenere la mia parola. —

«Quell’offerta lusingò assai il giovanetto, cui lauto più spiaceva il lavoro manuale, in quanto che aveva cognizione bastante per essersi avveduto che le botteghe di tal sorta di merci erano magnifiche e frequentate, ed i mercanti ben vestiti e stimati. Di-