Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/446

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

32


e che ne sarebbe al tutto immeritevole se non ne fosse riconoscente, e trascurasse di corrispondere alla buona intenzione che avete di formargli una sorte sì distinta. Da parte mia,» continuò, «io ve ne ringrazio di nuovo con tutta l’anima, e vi auguro lunga vita per essere testimonio della gratitudine di mio figliuolo, il quale non può meglio dimostrarvela, se non governandosi a seconda de’ vostri saggi suggerimenti.

«— Aladino,» riprese il mago affricano, «è un buon ragazzo; ei m’ascolta, e credo che ne faremo qualche cosa di buono. Mi dispiace però di non poter eseguire domani ciò che gli ho promesso. È giorno di venerdì, le botteghe sono chiuse, e non vi sarà modo di pensare a prenderne una a pigione, ed empirla, mentre i mercanti non penseranno che a divertirsi. Perciò rimetteremo l’affare a sabato; ma tornerò domani a prenderlo, e lo condurrò a passeggiare nei giardini, dove suol trovarsi il fiore della società. Forse non ha veduto ancor nulla dei divertimenti che vi si godono: non è stato fin qui che coi fanciulli; ora è d’uopo che vegga gli uomini.» Il mago finalmente accommiatossi dalla madre e dal figliuolo, e si ritirò. Aladino intanto, il quale era già tutto allegro, vedendosi vestito tanto bene, si fe’ ancora un piacere anticipato del promesso passeggio ne’ giardini dei dintorni della città. In fatti, egli non era mai uscito dalle porte, e non aveva mai veduto le vicinanze ch’erano belle ed amenissime.

«Aladino si alzò e si vestì all’indomani di buon mattino, ond’essere pronto a partire, quando lo zio venisse a prenderlo. Dopo aver aspettato a lungo siccome gli pareva, l’impazienza gli fe’ aprire la porta, e mettersi sulla soglia per vederlo giungere. Quando lo scorse, ne avvertì la madre, e preso da lei congedo, chiuse la porta, e corso ad incontrarlo.