Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/482

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parole, e riflettendo che la lucerna, di cui parlava, poteva benissimo servire a maraviglie maggiori che non a procurar loro soltanto il vitto, questo le bastò, e tolse a un tempo tutte le difficoltà che l’avrebbero potuta ancor distogliere dal servigio da lei promesso di rendere al figliuolo presso il sultano. Intanto Aladino, penetrando nel suo pensiero: — Madre,» le disse, «ricordatevi almeno di custodire il segreto; da ciò dipende tutto il buon successo che dobbiamo attendere entrambi di questa faccenda.» Aladino e la madre separaronsi per prendere qualche riposo; ma l’amor violento ed i grandi progetti d’immensa fortuna di cui il giovane aveva pieno lo spirito, gl’impedirono di passar la notte tranquillamente come avrebbe desiderato. Si alzò quindi prima dello spuntar del giorno, ed andato subito a svegliare la madre, la sollecitò a vestirsi al più presto onde andarsi a mettere alla porta del palazzo del sultano, ed entrarvi al momento dell’apertura, nel punto che il gran visir, i subalterni e tutti i grandi ufficiali dello stato vi entravano anch’essi per la seduta del divano, cui sempre il monarca assisteva in persona.

«La madre di Aladino annuì al desiderio del figliuolo. Prese la porcellana contenente le gioie, l’avvolse in un doppio pannolino, il primo finissimo e candido, men fino l’altro, cui legò pei quattro capi onde portarlo più facilmente. Partì in fine, con sommo contento del giovane, e s’avviò verso il palazzo; quand’ella ne giunse alla porta, il gran visir eravi già entrato cogli altri visiri ed i signori più ragguardevoli della corte; grandissima pareva la folla di tutti quelli che avevano affari al divano. Le fu aperto, ed ella s’inoltrò cogli altri fino al luogo della seduta. Era un bellissimo salone, d’ingresso grande e magnifico. Ella si fermò, e collocossi in modo d’avere rimpetto il sultano, il gran visir ed i signori che sede-