Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/535

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

121


guardò tutte ad una ad una; quando si fu convinto che la gelosia, la quale era costata tante giornate di lavoro, trovavasi finita nel poco spazio di tempo a lui noto, abbracciò Aladino e baciollo in fronte, dicendogli, pieno di maraviglia: — Figliuolo, qual uomo siete voi, che fate cose sì sorprendenti, e quasi in un batter di ciglio? Non esiste il vostro simile in tutta la terra; e più vi conosco, più vi trovo ammirabile! —

«Ricevè Aladino le lodi del sultano con molta modestia, e rispose in questi termini: — Sire, è per me grandissima gloria di meritare la benevolenza e l’approvazione di vostra maestà. Ciò che posso assicurarle è, che non dimenticherò mai nulla onde vie meglio meritarmi l’una e l’altra. —

«Il sultano tornò al palazzo nel modo stesso che n’era venuto, senza voler permettere che il giovane lo accompagnasse, e trovato, arrivando, il gran visir che lo attendeva, ancora tutto pieno d’alto stupore per la maraviglia ond’era stato testimonio, glie ne fece il racconto in termini che non lasciarono dubitare a quel ministro la cosa non fosse come il sultano gliela narrava, ma che, al tempo medesimo, confermarono il visir nel pensiero, in cui già era, che il palazzo di Aladino fosse l’effetto d’un incanto: pensiero onde aveva fatto parte al sultano quasi nel momento stesso, in cui era apparso il palazzo. Volendo quindi ripetergli la stessa cosa: — Visir,» rispose il sultano interrompendola, «me lo diceste già un’altra volta; ma ben veggo che non avete ancora posto in oblio il matrimonio di mia figlia col figliuol vostro. —

«Ben comprese il gran visir che il suo padrone era prevenuto, e non volendo entrare in disputa con lui, lo lasciò nella sua opinione. Tutti i giorni, regolarmente, appena alzato, il sultano non mancava di recarsi in un gabinetto, d’onde scorgeasi tutto il pa-