Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/552

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NOTTE CCCXXXV


— Sire, Aladino allontanossi dalla presenza del sultano in grande umiliazione ed in uno stato da far pietà; passò lungo i cortili del palazzo a testa china senza osare alzar gli occhi nella propria confusione; e gli ufficiali di corte, ch’egli aveva tutti beneficati, quantunque amici, in vece di avvicinarglisi per consolarlo od offrirgli in casa loro un asilo, gli volsero le spalle, tanto per non vederlo, come perchè non potesse riconoscerli. Ma quand’anche gli si fossero accostati per porgergli qualche conforto, o fargli offerta de’ loro servigi, non l’avrebbero più riconosciuto, ed egli stesso non si riconosceva, non essendo più padrone del proprio spirito. E ben lo dimostrò quando fu fuor del palazzo; chè, senza pensare a ciò che si facesse, domandava di porta in porta, ed a tutti quelli in cui incontravasi, se non avessero veduto il suo palazzo, o non sapessero dargliene notizia.

«Quelle domande fecero credere a tutti che Aladino fosse impazzito. Alcuni anzi ne risero; mai più ragionevoli, e quelli specialmente che avevano avuto con lui legami d’amicizia e di commercio, ne rimasero veramente impietositi. Restò egli tre giorni nella città, andando or da una parte, or dall’altra, mangiando sol quello che venivagli per carità presentato, e senza prendere veruna risoluzione.

«Infine, più non potendo, nello stato infelice in cui trovavasi, rimanere in una città dove avea fatto sì bella figura, ne uscì, ed avviatosi per le campagne, scostandosi dalle strade maestre, dopo aver cammi-